Testimonianze


“Non una vacanza ma un viaggio.
Un viaggio attraverso una terra in cui è possibile toccare con mano il segno lasciato dalle molte culture e popoli che ne hanno tracciato la storia, e allo stesso tempo riempirsi gli occhi di una bellezza naturale che a tratti sembra magica.
Un viaggio che mi ha spaccato il cuore ma solo per riempirlo fino a farlo traboccare, che mi ha reso fiera di poter condividere dei giorni con persone talmente pazze da pensare di poter cambiare le cose e da riuscirci nonostante tutto.
Un’esperienza che consiglio di fare a chiunque abbia cuore e anima.”

Benedetta - Agosto 2018

“Siamo stati da sempre, per scelta, turisti fai da te (ahi ahi ahi!!!). Per scelta abbiamo sempre usato solo mezzi pubblici o autostop per spostarci: questo perché siamo convinti che in una vacanza, più che i luoghi, siano importanti gli incontri con le persone. Siamo curiosi di profumi, di cibi, di musiche, di culture diverse, di chiacchierate e di situazioni impreviste. Questa per noi è stata la prima “vacanza solidale”. Eravamo già stati altre volte in Romania, che ci affascina per i suoi luoghi, la sua enorme varietà di culture, per le sue atmosfere. Ma stavolta è stata speciale. Sentirsi in qualche modo parte di un progetto ci ha permesso di poter guardare le cose da dentro, e non, come succede di solito ai turisti, da spettatori. Difficile raccontare in poche righe la quantità di emozioni che rimangono nel cuore alla fine di un viaggio simile: sicuramente la bellezza dei luoghi, i cavalli al pascolo, le acque trasparenti dei torrenti; il viaggio sul vecchio trenino da Oravita; la scuola di Bradet e la sua incredibile storia di tenacia e coraggio; la miniera abbandonata di Anina e i suoi macchinari imponenti; ma soprattutto le persone, la loro simpatia, disponibilità e accoglienza. Un grazie speciale alla mitica, instancabile Florentina, al nostro choffeur Costantin, che per comunicare con noi ha inventato una lngua “romaliana”, a Ghita, che ci ha guidato alla scoperta della miniera abbandonata, e soprattutto a Gian Luca, che dall’Italia non ci ha persi di vista un attimo e con cui speriamo di poter continuare, in qualche modo, questa avventura….. Mi porto nel cuore le piccole grandi donne coraggiose, infaticabili e sorridenti incontrate in questi giorni: la piccola Romina (mamma di quattro figli piccoli) e la sua mamma Lily, che ci hanno preparato una cena nella loro casa di Bradet, e che stanno mettendo in piedi una piccola attività di “catering”; Angy, moglie di Costantin, che, tra orto, galline e impegni domestici, allatta i due più piccoli dei suoi cinque figli e, con ironia, dice “come un tandem”.

Fausta - Luglio 2018

Ogniqualvolta mi mettevo a cercare Turismo Solidale in Transilvania usciva la scritta Associatia il Giocattolo. E tutte le volte entravo a vedere quelle belle immagini di bambini e di natura. Ma la “casa col tetto rosso” immersa in una prateria, quella casa stessa mi è sembrata subito un giocattolo. Il mio sogno di bambina, una casa così bella, il mio sogno di giovane mamma, poterne regalare una, in miniatura, ai miei di bambini. Perché dentro lì, a Bradet, ai miei occhi di aspirante viaggiatrice solidale, non si poteva che consumare quel sogno di bellezza e di serenità. La casa col tetto rosso e il grande prato verde. La proposta di viaggio, coincidente con il periodo del mio compleanno, la determinazione di andarci anche da sola per ritrovarmi poi con due amiche affascinate da quanto io ho raccontato loro dell’Associazione e descritto del viaggio, tutto si è svolto con facilità e leggerezza. Una terra bella e ricca di verde, di boschi e di acqua. Gente semplice, ospitale e curiosa di conoscere. Il sorriso sulle labbra nonostante tutto. Un grande desiderio di tornare e di poter essere una goccia in un oceano di solidarietà.
Donatella - Aprile 2018

“C’era una volta…” Avevate ragione, è davvero una favola! A raccontarcela sono stati i luoghi meravigliosi di questa terra incredibile, con tutte le contraddizioni della sua gente, come l’aver conservato, anche nei molti casi di povertà estrema, il dono della ricchezza più grande: il valore umano. Ho riposto in valigia, rientrando, insieme alla farina dei mulini di Eftimie Murgu, il canto dei boschi rigogliosi, l’aria profumata di fiori selvatici e acqua pulita. Centinaia di fotogrammi scattati tra le mie emozioni… Foulard annodati sotto ai menti, carretti coi cavalli, gonnelloni e donne al fiume; gli uomini lì ti fanno il baciamano! Chiunque ti dona una benedizione e ovunque le mani sventolano saluti. Ho incontrato mille volti e li ho raccolti tutti in quello di Dorin, nel suo indimenticabile sorriso senza denti. Ogni cosa ha avuto un gusto semplice e genuino, come lo è anche la cucina, ma che poi rivela tutto il suo sapore succulento. Trattati come principi in case dove “lusso” è appena più dell’essenziale. E là fuori, sul prato, di guardia, ci sono, liberi, mucche, cavalli e maiali. Colline a perdita d’occhio: distese verdi di deserti, casa di volpi e cicogne, macchiate qua e là da greggi di pecore. E, in rotta verso Bradet, a condurci è Constantin: la personificazione della storia, la politica, la cultura e la forza dell’enorme potenziale inespresso che è la Romania. Uno spasso viaggiare con lui. Che gruppo, ragazzi, su quel pulmino blu! S’è respirata amicizia a pieni polmoni. Gianluca è stato guida per noi, ma soprattutto Maestro di crescita, proprio come Florentina coi bimbi di Anina e della scuola su a Bradet, che è un sogno! Da questo sogno però non ci si deve svegliare. La coscienza è emersa da profondità come della grotta Ponor Uscata, con una voce fragorosa quanto la cascata Bigar. Ora bisogna lavorare da minatori, al buio, affinché diventi un luogo incantevole come il lago Ochiu beiu. Perchè, come in tutte le fiabe, quel che rimane, terminata la storia, sia il senso, la morale. Non sarà stato certo un caso, come del resto nulla mai lo è, se la prima parola di cui abbiamo imparato il significato è stata “MULTUMESC” (grazie)!
Alessia - Aprile 2018

La Romania è, prima di tutto, una filosofia di vita, distante anni luce dalla follia ormai disumana del sedicente benessere occidentale. E, se nelle città che stanno facendo di tutto per copiare i nostri errori peggiori, il turista può al massimo intuirla, è nei paesi dell’interno che questa filosofia ti avvolge interamente, quasi ti soffoca, ti stravolge ogni logica, ti toglie ogni certezza e, se hai la forza di non scappare urlando, ti fa innamorare per sempre. Ai nostri occhi è una miscela di apparenti contraddizioni stridenti, dove si fondono fede e fatalismo, valori atavici intoccabili e regole fluide al limite dell’anarchia.

La trovi nel trenino di Anina che arranca sui monti tra boschi da favola, e ti domandi incredulo come possa mai arrivare in cima; nelle carrozze con i pezzi che stanno insieme per qualche forza misteriosa, ma talmente pulite ed accoglienti che non ci fai caso; nel caldo soffocante per i finestrini bloccati, ma basta aprire le porte e sedersi con i piedi sui gradini per goderti il vento fresco. Ecco, quando a 55 anni arrivi a sederti sui gradini di un treno in corsa, e non ti senti pazzo perché hai realizzato che in bicicletta vai normalmente più veloce di così con le auto che ti sfrecciano a pochi centimetri, e per di più non ti stupisci che il capotreno non ti dica niente, allora sei pronto per cercare di capire la Romania. Sei pronto ad incontrare, forse perfino a capire, la serenità e la forza del sorriso di una minuta ragazza di Bradet, 23 anni e già 4 splendidi figli, pasticciera eccellente ma saltuaria. Devi riuscire a non stupirti che la casa dei suoi genitori, che funge anche da laboratorio, 8 persone in 40 metri quadri scarsi, affacciata su una strada sterrata, non abbia un granello di polvere o un oggetto fuori posto. Puoi perfino provare a spiegarti cosa spinga due ragazzi di Lugoj, un passato terribile in orfanatrofio e nessuna certezza economica, a fare 5 figli ed adottarne una sesta già grande per toglierla dalla strada. Ma prima devi lasciarti guidare nel loro fantastico orto biologico ed entrare nella loro minuscola casa per respirare profondamente la serenità e la gioia di vivere che ci sono nell’aria. E se, nonostante tutto, ancora non capisci come si possa essere felici così, ricorda che quando non si trova una risposta, potrebbe anche essere stupida la domanda. E così tu “fungarolo” incallito, arriverai a lasciare al suo posto una famiglia di 5 splendide Mazze da tamburo giganti perché il vecchietto che ci tiene ad accompagnarti a scoprire i “suoi” boschi nonostante un male incurabile, regalo di decenni di miniera, ti dice “certo che lo so che sono molto buoni, ma guarda come sono belli, lasciali al bosco”. Ma resta il dubbio che tu voglia aver capito così, visto che ha parlato in romeno stretto. Soprattutto se pochi metri più in là, in una specie di Eden da sogno lungo il fiume Nera, ti imbatti in un cumulo di bottiglie di plastica ed immondizia che qualcun altro ha voluto regalare a quello stesso magnifico bosco. Ma la prova più impegnativa, per vedere se hai almeno intuito qualcosa di quel mondo, ti aspetta l’ultima sera alla pizzeria di Anina, incredibile ibrido tra ristorante, museo e centro culturale, quando il proprietario, e cuoco, venuto al tavolo per due chiacchiere di commiato prima della cena, scopre che nessuno ti ha fatto visitare la miniera abbandonata ed ovviamente ufficialmente inaccessibile. All’istante, molla il locale pieno in ciabatte e pantalocini e comincia una surreale avventura di archeologia industriale. Nella luce del tramonto, tra erbacce altissime fradice di pioggia, bagnati fino alle mutande, si arriva al cospetto del mostruoso motore a vapore di fabbricazione inglese, lo stesso del Titanic! E poi la gigantesca torre del pozzo 1, una sorta di tour Eiffel in miniatura, ma non troppo. Un’emozione indescrivibile! Ed un groppo alla gola pensando che per un secolo quei giganti hanno segnato la vita e la morte, per incidenti e silicosi, di un’intera città ed ora da undici anni sta andando tutto in malora. Ed infine l’indimenticabile luce nei suoi occhi, un misto di orgoglio e tristezza, al racconto dei 14 anni passati in quel pozzo e di come sia scampato miracolosamente all’ultimo fatale incidente del 2007 che ha segnato la fine di 7 persone e della stesssa miniera. Ecco, un regalo come questo, illegale, pericoloso, totalmente irrazionale e magnifico, credo sia una preziosa chiave per cercare di decifrare la Romania.
Claudio - Luglio 2018

Più che descrivere cosa mi ha dato questo viaggio, farei ben prima a dire cosa non mi ha dato, tanto è vasta la gamma di emozioni provate. Tutto partì dalla volontà di fare turismo solidale e distaccarmi per un po’ da ciò che mi circondava, immergendomi in una realtà ben diversa dalla mia, seppur non così lontana geograficamente. Mi ritrovai così su un pulmino blu con un gruppetto di persone, che ben presto diventarono volti amici, alla volta delle bellezze della Romania, fra campi di colza gialli come limoni, laghi color alabastro, boschi rigogliosi, cascate incantevoli e animali liberi al pascolo. Ma ciò che maggiormente rimane è il viaggio fatto dentro ognuna delle persone incontrate. Vidi negli occhi delle persone il buio accecante di chi non sa pensare a nient’altro che non sia mangiare e riscaldarsi nel freddo della sera; quella umiltà che solo chi vive in povertà può avere. Il loro sorriso, la loro amorevole accoglienza e l’infinita riconoscenza non possono che scaldare il cuore. E i bambini gioiosi che incontrammo alla scuola ancora di più! Quest’ultima, così colorata, immersa in un oceano di verde, appare come in un libro di favole in cui tutti i sogni possono avverarsi. Proprio i bambini, assieme all’Asociatia IL Giocattolo, sono il simbolo di una speranza che non muore. Grazie per avermi permesso di vedere altro, ed ora tornata a casa, di vedere oltre. Auguro ogni bene a tutti i Copii (bambini in romeno) di Anina e Bradet, e lunga vita all’Asociatia il Giocattolo! A presto!
Claudia - Aprile 2018