La Romania è, prima di tutto, una filosofia di vita, distante anni luce dalla follia ormai disumana del sedicente benessere occidentale. E, se nelle città che stanno facendo di tutto per copiare i nostri errori peggiori, il turista può al massimo intuirla, è nei paesi dell’interno che questa filosofia ti avvolge interamente, quasi ti soffoca, ti stravolge ogni logica, ti toglie ogni certezza e, se hai la forza di non scappare urlando, ti fa innamorare per sempre.

Ai nostri occhi è una miscela di apparenti contraddizioni stridenti, dove si fondono fede e fatalismo, valori atavici intoccabili e regole fluide al limite dell’anarchia.

La trovi nel trenino di Anina che arranca sui monti tra boschi da favola, e ti domandi incredulo come possa mai arrivare in cima; nelle carrozze con i pezzi che stanno insieme per qualche forza misteriosa, ma talmente pulite ed accoglienti che non ci fai caso; nel caldo soffocante per i finestrini bloccati, ma basta aprire le porte e sedersi con i piedi sui gradini per goderti il vento fresco. Ecco, quando a 55 anni arrivi a sederti sui gradini di un treno in corsa, e non ti senti pazzo perché hai realizzato che in bicicletta vai normalmente più veloce di così con le auto che ti sfrecciano a pochi centimetri, e per di più non ti stupisci che il capotreno non ti dica niente, allora sei pronto per cercare di capire la Romania.
Sei pronto ad incontrare, forse perfino a capire, la serenità e la forza del sorriso di una minuta ragazza di Bradet, 23 anni e già 4 splendidi figli, pasticciera eccellente ma saltuaria. Devi riuscire a non stupirti che la casa dei suoi genitori, che funge anche da laboratorio, 8 persone in 40 metri quadri scarsi, affacciata su una strada sterrata, non abbia un granello di polvere o un oggetto fuori posto.
Puoi perfino provare a spiegarti cosa spinga due ragazzi di Lugoj, un passato terribile in orfanatrofio e nessuna certezza economica, a fare 5 figli ed adottarne una sesta già grande per toglierla dalla strada. Ma prima devi lasciarti guidare nel loro fantastico orto biologico ed entrare nella loro minuscola casa per respirare profondamente la serenità e la gioia di vivere che ci sono nell’aria.
E se, nonostante tutto, ancora non capisci come si possa essere felici così, ricorda che quando non si trova una risposta, potrebbe anche essere stupida la domanda.
E così tu “fungarolo” incallito, arriverai a lasciare al suo posto una famiglia di 5 splendide Mazze da tamburo giganti perché il vecchietto che ci tiene ad accompagnarti a scoprire i “suoi” boschi nonostante un male incurabile, regalo di decenni di miniera, ti dice “certo che lo so che sono molto buoni, ma guarda come sono belli, lasciali al bosco”. Ma resta il dubbio che tu voglia aver capito così, visto che ha parlato in romeno stretto. Soprattutto se pochi metri più in là, in una specie di Eden da sogno lungo il fiume Nera, ti imbatti in un cumulo di bottiglie di plastica ed immondizia che qualcun altro ha voluto regalare a quello stesso magnifico bosco.
Ma la prova più impegnativa, per vedere se hai almeno intuito qualcosa di quel mondo, ti aspetta l’ultima sera alla pizzeria di Anina, incredibile ibrido tra ristorante, museo e centro culturale, quando il proprietario, e cuoco, venuto al tavolo per due chiacchiere di commiato prima della cena, scopre che nessuno ti ha fatto visitare la miniera abbandonata ed ovviamente ufficialmente inaccessibile. All’istante, molla il locale pieno in ciabatte e pantalocini e comincia una surreale avventura di archeologia industriale. Nella luce del tramonto, tra erbacce altissime fradice di pioggia, bagnati fino alle mutande, si arriva al cospetto del mostruoso motore a vapore di fabbricazione inglese, lo stesso del Titanic! E poi la gigantesca torre del pozzo 1, una sorta di tour Eiffel in miniatura, ma non troppo. Un’emozione indescrivibile! Ed un groppo alla gola pensando che per un secolo quei giganti hanno segnato la vita e la morte, per incidenti e silicosi, di un’intera città ed ora da undici anni sta andando tutto in malora. Ed infine l’indimenticabile luce nei suoi occhi, un misto di orgoglio e tristezza, al racconto dei 14 anni passati in quel pozzo e di come sia scampato miracolosamente all’ultimo fatale incidente del 2007 che ha segnato la fine di 7 persone e della stesssa miniera.
Ecco, un regalo come questo, illegale, pericoloso, totalmente irrazionale e magnifico, credo sia una preziosa chiave per cercare di decifrare la Romania.

Claudio – Luglio 2018