OFFERTA TURISTICA

Un viaggio nelle zone remote del sud ovest della  Romania, vicino alla Serbia, tra due importanti Parchi Nazionali, significa innanzi tutto immergersi in una natura selvaggia ed in una cultura rurale vecchia di secoli e per molti aspetti rimasta ancora invariata. Qual è la nazione più straordinaria dal punto di vista del benessere naturale e spirituale?
La Romania detiene uno dei più importanti patrimoni di foreste vergini d’Europa.
Gran parte di queste aree si trova nei Monti Carpați dove esistono boschi che si sono sviluppati per secoli senza interventi significativi dell’uomo.
Una parte di queste foreste è parte UNESCO.

La Romania è famosa anche per i suoi paesaggi mozzafiato, caratterizzati da una straordinaria varietà di ambienti naturali. Dalle montagne alle pianure, dalle foreste ai corsi d’acqua, il territorio offre scenari di grande bellezza.

La natura non soltanto come sfondo, ma parte integrante dell’identità culturale e spirituale.
Per questo motivo, i paesaggi romeni sono luoghi dove la bellezza naturale e la dimensione spirituale convivono in equilibrio, offrendo esperienze di contemplazione, serenità e scoperta interiore.

Nelle zone non esistono  grandi città ma solo piccoli villaggi separati da decine e decine di km di boschi e praterie, in particolare ad Anina, ex città mineraria con la sua vecchia miniera di carbone, tra le più profonde d’Europa (1,2 Km), e le sue casette di ex-minatori che creano un paesaggio singolare.

Quella che in queste zone era la la ricchezza data dal carbone è stata spazzata via dopo la chiusura delle miniere a causa di un incidente che nel 2006 causò diverse vittime. Alcuni villaggi sono diventati paesi-fantasma, altri resistono con il poco allevamento che mantengono sugli altipiani dei monti Aninei, altri ancora si sono organizzati ristrutturando le case e creando qualche alberghetto per trovare sopravvivenza nel turismo che stagionalmente vive la natura dei Parchi. La zona carsica caratteristica del sud della Romania crea infatti paesaggi unici e mozzafiato, canyon e gole calcaree, distese di foreste secolari, cascate e laghi di un turchese intenso che vengono inghiottiti da grotte che sprofondano nei meandri più bui della terra, tra stalattiti e concrezioni millenarie. 

La natura della Romania è una delle più incontaminate d’Europa, centinaia di km di foreste dove domina la vita selvatica. Un paese turisticamente sottovalutato ma che offre infinite sfaccettature per chi vuole godere di un viaggio all’insegna della natura e dell’ospitalità locale.

Qui un interessante articolo dell’Associazione Mihai Eminescu Trust (MET),  nata con lo scopo di salvaguardare le specificità rurali della Romania:

La zona del sud Banato offre attrattive singolari, quali:

  • La bellissima antica ferrovia Anina-Oravita, la più vecchia della Romania, costruita da metà del 1800 per il trasporto di carbone estratto nella miniera di Anina (la seconda d’Europa con i suoi 1.200 metri di profondità); 30 chilometri con spettacolari viadotti in pietra e 14 tunnel scavati nella roccia, un vero capolavoro di ingegneria; l’attuale locomotiva percorre lentamente i 33 chilometri permettendo di godere il pittoresco paesaggio; i vagoni sono con sedili lignei e la stufa a legna (!);
  • Il delizioso antico teatro di Oravita (primo della Romania), copia fedele, “in miniatura”, del teatro di Vienna;
  • la più vecchia farmacia montanara della Romania, fondata nel 1763, con arredamento originale;
  • gole, grotte e cascate (tra cui la cascata Bigar, definita la ottava più bella del mondo, e recensita da La Stampa);
  • laghi di acqua limpidissima (tra cui lo spettacolare Lacul dracului – il Lago del diavolo – incastonato nelle rocce);
  • la grotta della valle del Minis, ove sono state rinvenute le ossa dell’uomo moderno più vecchio d’Europa (40.000 anni);
  • possibilità di sport quali: trekking, mountain bikerafting, scalate, speleologia, ecc…
  • antiche tradizioni, ormai uniche in Europa e scene bucoliche identiche a quelle che avremmo potuto vedere mille anni fa (il carro che porta i lavoratori a fare i covoni nei campi, il gregge che attraversa la strada con il pastore vestito di pelli, i cavalli e le mucche libere nei campi e nei boschi (scene impossibili in pianura padana, dove esistono solo stalle). La gentilezza della gente è notevole: non manca mai un gesto di saluto o di cortesia. Lo stesso semplice clima sociale che avevamo 50 anni fa in Italia. L’autostop viene normalmente praticato, da uomini e donne (indicatore della mancanza totale di pericolo).
Il quarto pozzo della miniera di carbone Anina – la porta di una delle miniere più profonde d’Europa
Sulle montagne del Banato, ad Anina, c’è uno dei monumenti più impressionanti dell’antica industria rumena. Non è solo una vecchia miniera, ma i resti di un enorme meccanismo, costruito per abbassare persone e macchine a profondità inimmaginabili. Qui, carbone, vapore, ferro e lavoro dei minatori hanno mantenuto in vita un’intera città.
Anina iniziò ad essere scavato nel 1874 e fu pensato come una porta verticale verso le profondità della miniera di carbone. Intorno ad esso si è formato un complesso assemblaggio tecnico: la casa della torre di estrazione a vapore, la torre presepe, il paralume, le officine, gli impianti di estrazione, la movimentazione di spazi ed edifici per servizi tecnici e sociali. Tutto questo ha dimostrato quanto la miniera fosse importante per la vita della città.
L’unicità del luogo deriva soprattutto dalla profondità della miniera. La miniera di Anina è scesa a circa 1.200-1.250 metri, motivo per cui è stata considerata una delle miniere di carbone più profonde dell’Europa centro-orientale. Per una città situata tra le montagne, tale opera era enorme: un mondo sotterraneo disteso, pesante e pericoloso, in cui i minatori scendevano giorno per giorno.
Il buco non era solo un buco nel terreno. Persone, materiali e macchine scendevano attraverso di esso, e dal sottosuolo è stato tolto il carbone che alimenta l’industria. La torre a manovella, i cavi e la macchina di estrazione hanno costituito il cuore tecnico del sito. Tutto è stato costruito per forza, precisione e resistenza.
Una delle parti più preziose dell’assemblaggio è la macchina estrattiva a vapore. Prima che i moderni sistemi cambiassero le miniere, il vapore metteva in moto i meccanismi pesanti che avrebbero sollevato e abbassato i carichi attraverso il pozzo. Oggi una struttura del genere è rara e ha un grande valore per il patrimonio industriale. Ricorda un tempo in cui l’energia non era nascosta nei circuiti, ma era vista, sentita e sentita nella vibrazione metallica.
Anina non era una città qualunque. Era uno degli importanti centri minerari del Banato, e il pozzo divenne un simbolo di questo mondo. Quartieri, famiglie, posti di lavoro, destini e una forte identità locale si sono formati intorno alle miniere. La città viveva di carbone, e ogni costruzione tecnica intorno al pozzo dice qualcosa su quell’epoca.
Vista oggi, Pozzo I ha una bellezza sobria e industriale. Le vecchie mura, la torre di estrazione, gli edifici tecnici e gli spazi di lavoro sembrano testimoni silenziosi di un rumeno che sapeva costruire cose dure, durevoli e ambiziose. Non era un’architettura fatta per decorazione, ma per lavoro. Proprio per questo ha la forza. Tuttavia la storia del luogo ha una parte dolorosa. Dopo la chiusura della cava, il mondo che ruotava intorno al Pozzo si fermò. Gli edifici rimasero silenziosi, le strutture prive di senso, e un’assemblea che un tempo era piena di vita finiva per essere vista più come una rovina. Ma Pozzo I non è una rovina qualunque. È una pagina della storia industriale della Romania.
Questi luoghi dovrebbero essere preservati e valorizzati. Ci ricordano che la Romania non aveva solo castelli, castelli e monasteri, ma anche colossi industriali, miniere profonde, impianti a vapore, fabbriche, ferrovie e persone che costruivano in condizioni difficili. Il primo pozzo ad Anina è una di queste testimonianze.
Oggi rimane come una porta chiusa verso un mondo perduto. Un mondo di miniere, vapore, carbone e profondità. Un luogo che ci mostra cosa avevamo, quanto è stato costruito e quanto facilmente si può perdere la memoria delle grandi cose.

Ad Anina si trova un “Colosso dimenticato”: il Pozzo I, una porta per una delle più profonde miniere di carbone d’Europa

La gentilezza della gente è notevole: non manca mai un gesto di saluto o di cortesia. Lo stesso semplice clima sociale che avevamo 50 anni fa in Italia. L’autostop viene normalmente praticato, da uomini e donne (indicatore della mancanza totale di pericolo).

La proposta turistica è rivolta a curiosi, estimatori delle tradizioni, appassionati della natura, esploratori, sportivi, amanti del trekking (o di semplici camminate) e della mountain bikePersone che siano sensibili ai temi sociali di cui si occupa l’Associazione Il Giocattolo (www.ilgiocattolo.org) e che apprezzano un accomodamento che – seppur dotato di tutti i confort – sia avulso dagli esagerati agi del turismo tradizionale. Ogni stagione è adatta è non c’è mai troppo caldo. Le escursioni sono tutte componibili in base al gradimento, al tempo e al livello di impegno. E’ possibile fare anche un semplice week-end lungo (venerdì-lunedì). I voli aerei più comodi sono da Bologna, Bari, Milano-Bergamo (Orio e Malpensa), Treviso e Roma. Si tratta di voli molto economici.